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PREMESSA

 

“La mia casetta è piccola

ma dentro si sta bene

di fuori il vento sibila

lo sento, eccolo, viene,

ma il vecchio muro mormora

«O vento, cozzi invano

son rozzo ma son solido»

e il vento va lontano.

E pioggia e neve e grandine

flagellano le mura

ma la casetta impavida:

«Son vecchia ma sicura»”.

 

Già da questa semplice filastrocca del primo Novecento, probabilmente attribuibile ad Hedda - pseudonimo di Lucia Maggia, poetessa e scrittrice di testi scolastici - ci si rende conto di come la casa non sia solo una mera costruzione destinata all’abitazione dell’uomo, un bene materiale o un semplice  investimento, più o meno proficuo.

Essa infatti racchiude in sé una grande quantità di simboli e significati; rappresenta molto più di una costruzione edilizia composta  di muri, porte, finestre e tetti.

La casa non è solo il luogo fisico costruito e abitato dagli uomini, ma è innanzitutto il luogo spirituale, che racchiude l’esperienza della famiglia, dell’accoglienza e dell’intimità, della solidarietà e della crescita; è il porto sicuro per eccellenza ed è, insieme alla famiglia, la prima, “piccolissima patria”.

In Italia a partire dagli anni cinquanta si assiste al fenomeno della migrazione dai paesi verso le grandi città che offrivano una maggiore possibilità di occupazione. A Roma, ad esempio, dal 1950 al 1975 gli immigrati furono calcolati in circa un milione e cinquecentomila. Tutte queste persone che si riversarono nella città determinarono essenzialmente due fenomeni: l’aumento del numero delle baracche e l’aumento del numero delle borgate. Gli immigrati più poveri costruivano sostanzialmente per altri, mentre quelli provenienti dalle zone meno depresse, disponendo  evidentemente di qualche somma di denaro derivatagli dalla vendita di terreni o di casa nel proprio paese d’origine e di un posto di lavoro, acquistavano un lotto di terreno agricolo nell’Agro romano e cominciavano così a costruirsi casa nei fine settimana.

In quegl’anni, inoltre, si impose e prevalse il mito della casa, soprattutto in proprietà, sotto un duplice aspetto: come forma di sicurezza sociale e come forma di assicurazione contro l’inflazione e la svalutazione della lira.

È avvenuto così che milioni di famiglie italiane, anche a reddito medio e medio-basso, hanno potuto coronare il sogno di diventare proprietari di casa.

Numerose sono le famiglie che, in tutti questi anni, hanno acquisito la proprietà dell'abitazione attraverso la cooperazione e la vendita degli alloggi pubblici.

In Italia abbiamo una grossa percentuale di proprietari di appartamenti, pari al 72% che risulta essere superiore alla media Europea che si attesta al 65%.

Questa percentuale, nel nostro Paese, tenderà sicuramente a crescere in futuro in virtù dell’adozione di provvedimenti tesi a dismettere il patrimonio immobiliare pubblico.

La dismissione, infatti, consiste nella proposta di acquisto dell’immobile fatta al legittimo assegnatario; così, molte persone che fino a ieri erano assegnatari stanno diventando proprietari.